CBS Catamarano Brio - CBS Nautica Fiumicino

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CBS Catamarano Brio

BRIO – C.B.S.
La C.B.S. ha prodotto il catamarano BRIO negli anni ottanta dando segno di una notevole apertura mentale, considerato che in quegli anni la produzione di multiscafi in serie era praticamente inesistente.
Già alla metà degli anni settanta la C.B.S. aveva contattato il progettista australiano Lock Crowther per iniziare la produzione di un bellissimo catamarano di quasi 14 metri. L’idea, almeno in ambito europeo, era all’avanguardia. Evidentemente troppo all’avanguardia visto che non fu possibile trovare un numero di armatori minimo per giustificare i costi di produzione. Il progetto finì lì e non se ne parlò più.
All’inizio degli anni ottanta i tempi sembrarono maturi per un altro tentativo. Le regate oceaniche avevano fatto parlare molto gli appassionati italiani, si era formata una piccola flotta di multiscafi (soprattutto trimarani) sparsi per l’Italia  e si era creato lo spazio per tentare di produrre queste bellissime imbarcazioni anche da noi.
Fu chiesto all’ingegner Giorgio Bergamini il progetto per un catamarano di poco meno di otto metri, smontabile e carrellabile da un’autovettura media, rapido, facile da portare e persino abitabile.
Bergamini era il “mago dei multiscafi” in Italia ed aveva ricevuto apprezzamenti internazionali in quegli anni con il catamarano di classe C MISS LANCIA che si confrontò in modo più che onorevole con gli americani durante la
sfida della Piccola Coppa America del 1978 e con il catamarano SIGNOR G nella Coppa America successiva. Entrambe queste imbarcazioni avevano un piano velico con ala rigida che, con gli opportuni aggiornamenti, oggi vediamo sui catamarani AC45 e AC 72 nel circuito di Coppa America.

Sempre di Bergamini era il catamarano MAKEDE’ che possiamo considerare il vero precursore del BRIO.
Si trattava di una barca di 7.60 mt. con albero alare girevole in fibra di vetro , randa steccata e fiocco con misure fuori tutto e di velatura che ricalcavano quelle dei classe C della Piccola Coppa America.
Su questa base nacque il BRIO che piacque subito e, considerando si trattava di un catamarano prodotto in Italia in quegli anni, fu’ un successo istantaneo.
La barca e’ lunga 7.62 mt. e larga 4.88 mt.  Il peso, che sulla carta doveva essere di 500 kg., si aggira probabilmente attorno ai 600 kg.
La superficie velica e’ divisa tra una randa a grande allunamento, full batten (12 stecche) e un piccolo fiocco su un albero in alluminio girevole (ma non a profilo alare). La superficie velica totale e’ di 35.5 metri quadri.
Lo spinnaker, a seconda dei tagli, si aggira attorno ai 50 metri quadri e si porta senza tangone grazie alla larghezza della barca. Era previsto anche un drifter di 30 metri quadri da murare su una rotaia trasversale in cavo montata tra le prue degli scafi, davanti alla traversa di prua.
La randa ha ben 12 stecche,come spesso si vedeva in quegli anni, per ridurre il carco di compressione di ogni singola stecca sull’albero. La vela e’ inferita nell’albero poiché in quegli anni i carrelli su sfere erano ancora da venire. Non c’e’ boma e la scotta lavora con un paranco a 10 vie su bozzelli a sfere che scorre su un lungo trasto sulla traversa di poppa. La regolazione del profilo si fa regolando con un paranchino la lunghezza di un cavetto che unisce i punti di mura e di scotta della vela stessa.
Il sistema e’ molto efficace una volta che ci si e’ fatta l’abitudine e si e’ capito come prendere le mani di terzaroli.
L’albero girevole consente di avere un flusso meno disturbato sull’inferitura della randa migliorandone (quando ben orientato) l’efficienza aerodinamica.
Il fiocco si cazza con una scotta per lato su paranco a tre vie che lavora su due rotaie trasversali fissate sulla traversa centrale ai due lati dell’albero. Semplice e molto efficace.
La barca si comporta molto bene in mare, è molto facile da condurre e decisamente veloce con qualunque vento.  E’ sufficiente un refolo d’aria per farla muovere e, quando il vento aumenta da una sensazione di grande sicurezza. Passando da un monoscafo di 8 mt. al Brio si ha la sensazione di essere su una “nave”. Questo e’ un tratto comune di tutti i catamarani  ma su queste dimensioni e’ ancora più evidente.
Da un approssimativo calcolo di stabilità  si vede che, con due persone a bordo e la barca pressoché vuota si ha un momento raddrizzante di circa 1840 kg/metro. Da un calcolo, sempre approssimativo, della forza ribaltante dovuta alla spinta del vento sulle vele si può dire che la barca può navigare con fiocco e randa pieni con un vento apparente di 20 nodi e conservare un ragionevole margine di sicurezza.
Alla luce dell’esperienza pratica si può confermare questa valutazione.
La barca vira con facilità senza essere costretti a far prendere il fiocco a collo come su multiscafi meno performanti e senza derive profonde. Le derive del Brio sono, come i timoni, a profilo ellittico e pivotanti.
Internamente il BRIO sorprende per l’abitabilità. Teniamo conto di trovarci su una barca di poco più di 7.5 mt. e troviamo due cabine veramente separate (quattro metri di distanza) ognuna con una cuccetta larga 120 cm, un tavolo incernierato per mangiare (in uno scafo) e per carteggiare (nell’altro), una cucina con fornello a due fuochi e lavello (in uno scafo) e un lavello per lavarsi (nell’altro). Inoltre stipetti ovunque possibile, un sedile di fronte ad ogni tavolo e, a prua di ogni scafo, una cuccetta singola.
Il w.c. chimico e’ sotto una delle cuccette.
All’esterno due gavoni molto grandi, a prua, per ancora, vele e altro e, a poppa un gavoncino per il serbatoio del motore fuoribordo.
Se confrontiamo il tutto con un monoscafo di 7.5 mt.  che oltretutto naviga sbandato o rollando alla metà della velocita…
Il motore, secondo il progetto originale, va montato su una tavoletta di compensato marino imbullonata allo specchio di poppa dello scafo sinistro. Era previsto un 5-8 cavalli a gambo lungo. Più che sufficiente.
Molti armatori hanno successivamente montato dei supporti centrali, spesso realizzati tra le due traverse (in pratica a centro barca) e montato motori di 15 e persino 20 cavalli. Probabilmente trasformare il Brio in un motoveliero non è un’idea saggia e ne snatura le caratteristiche, la filosofia oltre che ridurne le capacità veliche e la sicurezza. Lo stesso si può dire circa la sostituzione del telo di calpestio tra gli scafi che, in molti esemplari e’ stato sostituito con un piano rigido, più comodo ma inevitabilmente molto più pesante.
E’ evidente che il carico utile e la disposizione dei pesi sono essenziali (soprattutto in taglie così piccole) per mantenere le prestazioni che queste barche possono dare, non solo in termini di velocità, ma anche di tenuta di mare, dolcezza dei movimenti, confort di navigazione, facilità e piacere nel condurle e, non ultima, sicurezza.
Il BRIO ha saputo riunire queste caratteristiche con successo in un periodo nel quale, nel campo dei multiscafi, si procedeva spesso ancora per tentativi. Non e’ poco.

P. S.





 
 
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